Infobesità e nuovi giornalismi

Non tira una bella aria per noi giornalisti. La rivoluzione tecnologica dell’ultimo decennio in fondo ci ha spiazzati, strappandoci il monopolio dell’informazione. E gli editori ne approfittano, facendo scempio sia della professione che delle sue regole. Sbaglia però chi fa suonare le campane a morto. Stanno solo cambiando, a grande velocità, le modalità e il tipo di copertura che il sistema dei mass media offre degli avvenimenti nazionali e internazionali. E grandi sono le trasformazioni in corso nel reperimento, nel trattamento, nella diffusione e nel consumo delle notizie ad essi correlati. 

Due libri usciti di recente chiariscono bene quanto sta succedendo nel mondo dei media. Il primo l’ha scritto un pezzo da novanta del giornalismo francese, Eric Scherer, si intitola A t-on encore besoin des journalistes, ed ha il pregio di affrontare di petto i problemi, senza nascondersi dietro il classico dito. Secondo l’autore il nostro è un mestiere che deve ormai reiventarsi di sana pianta, per poter aver un futuro in un mondo in cui l’abbondanza si è ormai sostituita alla scarsità di informazioni e l’opinione pubblica non ha più bisogno dei giornalisti per avere accesso alle notizie. La nostra, dice Scherer, è l’era  dell’infobesità, in cui ognuno di noi si è fatto media, con le sue fonti e il suo pubblico, e sempre più attori contribuiscono ad alimentare il flusso continuo delle informazioni, ormai multi-piattaforma. I giornalisti, conclude Scherer, possono avere un ruolo solo se accettano di diventare un filtro, competente e interattivo, capace di mettere ordine in questo tsunami dell’informazione. Ma questo nuovo ecosistema dei media è tutto da costruire.

Una strada la indicano Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo nel loro  appassionante reportage, La scimmia che vinse il Pulitzer, in cui si passano in rassegna otto casi di innovazione radicale nel mondo dell’informazione. Si va da Wikileaks a PolitiFact, passando per Stats Monkey, le @breakingsNews di BNO e i journo-hacker del Chicago Tribune. Otto esperienze, ognuna delle quali si lega a un concetto chiave del giornalismo di domani: precisione, velocità, partecipazione, intelligenza, libertà, bellezza, trasparenza, cambiamento. Il quadro che ne emerge è avvincente e regala  una sincera dose di entusiasmo a chi crede ancora in questo mestiere. Una conferma in più, per dirla con Mark Twain, che la notizia sulla morte del giornalismo è ampiamente esagerata.

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