Attori in viaggio

C’è viaggiare e viaggiare. Perchè non sempre si guarda, si osserva e si vede. Quando ci si riesce, l’inatteso irrompe nel nostro quotidiano.  Quello che segue è un estratto da un viaggio di Marco Chimenton, pubblicato sul primo numero di DADA,  rivista di antropologia post-globale:

“Balcanici, i viaggi e i viaggiatori”

“Il passaggio di un confine è sempre qualcosa di molto particolare. Persino i  passeggeri che sanno di avere tutte le carte in regola e di non trasportare alcunché di proibito sono in qualche modo intimoriti dalle sbarre, dai caselli, dai poliziotti e dai doganieri. Certo non si può dire che i doganieri dei valichi bosniaci, croati e sloveni mettano a proprio agio usando cortesia e buone maniere, ma, certamente, tra questi, quelli più cordiali sono i bosniaci. La dinamica del passaggio di confine a bordo di un autobus è più o meno la seguente. Poco prima dell’arresto del mezzo, l’aiuto-conducente sveglia i passeggeri avvisandoli dell’imminente arrivo alla dogana e chiedendo loro di tenere a portata di mano i documenti. Poi apre la porta anteriore e si reca dal poliziotto e dal doganiere, portando con sé i documenti propri e del conducente, assieme alla documentazione relativa al veicolo. È lui ad avere il primo contatto con i doganieri, rappresentando tutto l’autobus e, infatti, è proprio lui che può tentare di ammorbidire i poliziotti. In particolare, la cortesia dei doganieri si può manifestare in due modi: nel controllo veloce e superficiale dei documenti, oppure nell’evitare ai passeggeri di scendere. Questa seconda cortesia non è poi infrequente e, soprattutto d’inverno, viene apprezzata dai viaggiatori. Si attende così il rientro in autobus del conducente con il responso: se dice “Preparate i passaporti per il controllo!”, tutti si lasciano andare sul sedile (adeguatamente ribassato) in attesa che salga il poliziotto; mentre, se la frase è “Scendete per il controllo!”, tutti iniziano immediatamente a vestirsi e a scendere dal mezzo. Interessante è anche la diversa voce con cui il conducente pronuncia queste due frasi: la prima è una voce fiera di chi è riuscito nell’intento di ammorbidire il poliziotto, la seconda è una voce con tono più basso e meno convinto, che tuttavia non lascia minimamente intaccare l’aura di autorità di chi la emette.                   

Quando si scende la procedura è semplice, ma può prendere molto tempo, il che, di notte, in inverno, può diventare davvero spiacevole. I passeggeri si raggruppano sul marciapiedi del lato destro della carreggiata e, uno ad uno, ordinatamente attendono che i documenti di chi li precede siano accuratamente ispezionati, prima di attraversare e raggiungere a propria volta il doganiere. Quando tutti sono risaliti, il doganiere, munito di pila, effettua una breve e superficiale ispezione del vano bagagli e dà il proprio “U redu”. I controlli in uscita da un Paese sono generalmente meno accurati rispetto a quelli effettuati dai doganieri che si occupano degli ingressi. Nel nostro viaggio, siamo solo a metà del primo attraversamento doganale, che consentirà di entrare in Croazia. La dogana croata è molto più precisa nell’identificare i passeggeri in ingresso e la lunghezza del processo dipende dai documenti che passano sotto gli occhi del doganiere: carte d’identità dei Paesi dell’ex-Jugoslavia, quelle dei Paesi europei e i passaporti. Se viene presentata una carta d’identità di un Paese dell’ex-Jugoslavia il rito è breve e si limita ad un veloce paragone tra la foto sul documento e il volto della persona che lo presenta. Con le carte d’identità internazionali, l’ispezione è un po’ più approfondita e, molto spesso, il doganiere pronuncia con tono interrogativo il nome indicato sul documento, per vedere come reagisce il proprietario. Infine, i passaporti sono quelli che richiedono più tempo in assoluto: oltre ad un accurato confronto tra foto e volto del proprietario, segue una rapida ispezione dei timbri e dei visti presenti nelle pagine del documento, l’esame per accertarsi che nessuna pagina sia stata incollata o tagliata, poi il controllo della banda ottica. Ogni tanto capita di attendere a lungo o che qualcuno resti a terra, fermato dalla polizia, per i motivi più disparati, come quando ci sono volute quasi due ore di attesa perché accertassero l’identità di  un passeggero, per poi trattenerlo, in quanto disertore; oppure, quando è stato ispezionato quattro volte il vano bagagli, a causa di un odore di benzina per il quale si sospettava che qualcuno stesse contrabbandando carburante, per poi scoprire che l’odore era causato da una perdita dal serbatoio.                                                      

Superato anche il secondo stadio della dogana, tutti si sentono sollevati e si preparano alla parte più tranquilla del viaggio, ovvero il tratto autostradale che porterà fino a Ljubljana, durante il quale si può riprendere sonno con la garanzia di non risvegliarsi fino alla prossima dogana, quella tra Croazia e Slovenia. Guardandomi intorno e ripensando a tutto il periodo del passaggio, realizzo di essere stato probabilmente l’unico ad inquietarsi: d’un tratto mi sembra che le sbarre, i caselli, i poliziotti e i doganieri abbiano intimorito solo me… come mai? ”  (leggi l’intero articolo)

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