Gheddafi e il Panettone

Non si dà pace, Angelo del Boca. Per una guerra a cui l’Italia avrebbe dovuto e potuto dire di no. E per le sorti non certo magnifiche e progressive che attendono la Libia e il suo popolo. Sempre ammesso che si riesca a far fuori Gheddafi, conditio sine qua che il nostro illustre storico del colonialismo ritiene sì acquisita ma niente affatto imminente.

“Certo, la taglia da un milione e mezzo di dollari che pende sulla sua testa potrebbe accelerare i tempi – ci dice nella sua casa di Torino, immerso fra i suoi libri – E non è da escludere che qualcuno dei suoi faccia quel gesto eclatante e risolutorio che la Nato e il CNT sognano ormai a occhi aperti. Ma per ora nella sua cerchia ristretta non ci sono falle. E resistono anche i suoi sostenitori, che non sono affatto centinaia – come vorrebbe la propaganda dei ribelli – ma molti, molti di più. A Bani Walid, a Sirte, a Sebbha e a Kufra.” Del Boca è convinto anche che Gheddafi conservi buona parte del suo arsenale, missili soprattutto, il che rischia di allungare i tempi di una guerra che in troppi e troppe  volte hanno dato per finita. “Non mi stupirei – conclude – se Gheddafi arrivasse fino a Natale”.  

Del Boca lo conosce bene, il raìs libico. L’ha incontrato diverse volte, ne ha studiato la  fenomenologia del potere,  il pensiero e le opere, giungendo alla conclusione che non si tratta di un volgare tiranno da operetta, come spesso si tende a dipingerlo. “E’ un personaggio complesso – di dice – dai mille volti, non tutti negativi.” E poi aggiunge: “Gli ho fatto pervenire le mie condoglianze in occasione del bombardamento della Nato in cui sono stati uccisi suo figlio Seif el Arab e i suoi tre nipotini. Una barbarie, rispetto a cui nessuno ha mostrato pietà, come invece era doveroso. Gheddafi mi ha ringraziato”. Ecco un uomo che non paura delle proprie idee. Ed è coerente.

* L’intervista con Angelo del Boca verrà inserita in una prossima puntata de LA STORIA SIAMO NOI, dal titolo “MUAMMAR GHEDDAFI: I VOLTI DEL POTERE”.

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